Permesso per attesa occupazione_ distinzione tra mancata assunzione e invalidità della procedura
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Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi analizziamo una decisione molto importante del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 16 marzo 2026, relativa al ricorso iscritto al ruolo generale numero 344 del 2026 . Il tema è uno di quelli che nella pratica si presenta spesso: il permesso di soggiorno per attesa occupazione nei casi in cui il rapporto di lavoro non si concretizza. Il caso riguarda un cittadino straniero entrato regolarmente in Italia con un visto per lavoro subordinato. Tuttavia, il datore di lavoro non si è mai presentato per la firma del contratto di soggiorno, rendendo di fatto impossibile l’assunzione. In una situazione del genere, la prassi – e anche le indicazioni ministeriali – consentono allo straniero di richiedere un permesso per attesa occupazione, proprio perché la mancata assunzione non dipende dalla sua volontà. Ma qui interviene un elemento decisivo. L’Amministrazione non si è limitata a rilevare la mancata stipula del contratto. Ha adottato un provvedimento ulteriore: la revoca del nulla osta al lavoro, cioè dell’atto che aveva consentito l’ingresso in Italia. Ed è proprio questo il punto su cui si fonda la decisione del TAR. Il Tribunale chiarisce che il permesso per attesa occupazione può essere riconosciuto solo quando la procedura di ingresso per lavoro è valida e completa nei suoi presupposti, ma non si è perfezionata per cause non imputabili al lavoratore. Diverso è il caso – come quello esaminato – in cui l’intera procedura viene meno a monte, per effetto della revoca del nulla osta. In questa ipotesi, non si è di fronte a una semplice mancata assunzione, ma a una vera e propria invalidità originaria del percorso amministrativo, con effetti retroattivi. E se viene meno il titolo che legittimava l’ingresso per lavoro, non può essere riconosciuto neppure il permesso per attesa occupazione. Il TAR lo dice in modo molto netto: quel tipo di permesso presuppone una procedura di ingresso valida, non una procedura annullata o revocata. Da qui il rigetto del ricorso. Questa decisione è particolarmente rilevante perché traccia una linea di confine chiara, che nella pratica spesso viene trascurata: non basta dimostrare che la mancata assunzione non dipende dallo straniero. Bisogna anche verificare che l’intera procedura amministrativa sia rimasta valida. Quando invece interviene una revoca del nulla osta, il sistema si chiude a monte, e non lascia spazio a soluzioni alternative come il permesso per attesa occupazione. Ed è proprio su questo tipo di passaggi che si gioca, oggi, una parte importante del diritto dell’immigrazione: nella corretta qualificazione giuridica delle situazioni concrete. Grazie per l’ascolto e alla prossima puntata.
Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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