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Diniego di visto e segnalazione SIS_ il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto

Diniego di visto e segnalazione SIS_ il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto

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Summary

Diniego di visto e segnalazione SIS: il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.
Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi affrontiamo un tema molto concreto: il rapporto tra diniego del visto per lavoro subordinato e segnalazione nel sistema informativo Schengen, il cosiddetto SIS. Prendiamo spunto da una recente sentenza del TAR Lazio, pubblicata il 19 marzo 2026 . Il caso riguarda un lavoratore straniero che aveva ottenuto il nulla osta al lavoro in Italia. Nonostante questo, l’Ambasciata italiana ha negato il visto. Successivamente, però, emerge un dato decisivo: l’amministrazione stessa ammette un errore nella procedura e avvia un tentativo di riesame. E qui si innesta il nodo giuridico centrale. L’amministrazione prova a giustificare il diniego richiamando anche la possibile presenza di una segnalazione SIS o, comunque, la necessità di un “ricircolo” del nulla osta. Tuttavia, non fornisce elementi concreti e documentati a sostegno di queste affermazioni. Il TAR è molto chiaro: non basta richiamare in astratto il sistema SIS o la complessità del procedimento amministrativo. Quando viene impugnato un diniego, l’amministrazione deve dimostrare in modo puntuale i presupposti del rifiuto. Nel caso di specie, questo non avviene.
Non solo: l’amministrazione resta sostanzialmente inerte anche dopo le richieste istruttorie del giudice e non riesce a superare le contestazioni documentate del ricorrente. Il risultato è netto: il TAR accoglie il ricorso e annulla il diniego di visto. Questa decisione è importante per due motivi. Primo: la segnalazione SIS non può essere utilizzata come giustificazione generica. Deve essere reale, verificabile e correttamente applicata. Secondo: l’amministrazione non può limitarsi ad ammettere un errore e poi non correggerlo. L’inerzia, in questi casi, diventa illegittima. In definitiva, questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: il potere discrezionale in materia di visti non è arbitrio. Deve sempre essere esercitato in modo trasparente, motivato e verificabile. E quando questo non accade, il giudice interviene. A presto, con un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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