La molotov contro Sam Altman: perché l’AI fa paura davvero
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Nella notte del 10 aprile, qualcuno ha percorso tremila chilometri dal Texas a San Francisco per lanciare una molotov contro la casa di Sam Altman, fondatore di OpenAI. Due giorni dopo, un'auto si è fermata davanti allo stesso cancello e ha sparato. Poche ore dopo il primo attacco, l'uomo che ha costruito ChatGPT ha aperto il suo blog, ha pubblicato una foto di famiglia come scudo e ha tirato fuori una metafora che nessuno si aspettava: l'Anello del Potere di Tolkien. Perché secondo Altman, chiunque si avvicini all'AGI (l’intelligenza artificiale generale) vede qualcosa che non riesce più a togliersi dalla mente.
In questo episodio di DigitMondo scopriamo chi era il ragazzo con il kerosene nello zaino e la lista che che aveva in tasca, altri nomi di Ceo del mondo AI (con gli indirizzi di casa), cerchiamo di capire cosa ha scritto Altman quella notte: ha detto che la paura dell’AI è giustificata e che l’unica risposta possibile è condividere l’enorme responsabilità che deriva dall’intelligenza artificiale, creare una sorta di "Compagnia dell'Anello" capace di sostenerne il peso e distribuirne la responsabilità dell'AI.
Ma c'è anche un'altra storia, quella che la memoria collettiva ha sepolto sotto un insulto: i luddisti. Non erano ignoranti spaventati dal progresso: erano artigiani qualificati che usavano le macchine, ma facevano una domanda precisa: chi beneficia di questo cambiamento e chi ne paga il prezzo? Una domanda che ha duecento anni, ma rimane attuale.
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