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Diritto dell'Immigrazione

Diritto dell'Immigrazione

By: Avv. Fabio Loscerbo
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1) divulgazione dei principi fondamentali in materia di diritto dell’immigrazione e tutela dello straniero nel sistema giuridico italiano, comunitario ed internazionale
2) la normativa in materia di Diritto dell'Immigrazione
3) la Giurisprudensa più recente
4) le prassi delle Questure
5) prospettive di riforma del Diritto dell'ImmigrazioneCopyright Avv. Fabio Loscerbo
Politics & Government
Episodes
  • Converting a Seasonal Residence Permit_ When Three Months of Work Do Not Correspond to Calendar Months
    Apr 6 2026
    Converting a Seasonal Residence Permit: When Three Months of Work Do Not Correspond to Calendar Months Welcome to a new episode of the podcast “Immigration Law”.
    My name is Attorney Fabio Loscerbo. Today we discuss an interesting decision issued by the Regional Administrative Court for Puglia on 10 March 2026 concerning an important issue in Italian immigration law: the conversion of a seasonal residence permit into a subordinate work permit. The case began after the Prefecture rejected a worker’s request to convert his seasonal permit. The administration argued that the worker had not met the required threshold of work in the agricultural sector: at least 39 working days within three months, with an average of 13 days per month, as indicated in ministerial circulars. The key legal question concerned how those three months should be calculated.
    According to the Labour Inspectorate, the working days had to fall within calendar months, meaning from the first to the last day of each month. However, the Administrative Court adopted a different and more reasonable interpretation. It held that the reference to three months should be understood as a period of approximately ninety days, starting from the moment the worker actually began working. This means that working days carried out across the boundary between two calendar months cannot be excluded, because doing so would unfairly penalize the worker. For this reason, the court upheld the appeal and annulled the refusal issued by the administration, ordering it to reconsider the case. This decision is important because it clarifies a practical principle: for the conversion of a seasonal residence permit, what matters is the actual work performed during the three-month period, not a rigid calendar-based calculation of months. Thank you for listening to this episode of the podcast “Immigration Law.”
    See you soon for another legal insight.

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    2 mins
  • Conversione del permesso stagionale_ quando i tre mesi di lavoro non coincidono con il mese solare_
    Apr 5 2026
    Conversione del permesso stagionale: quando i tre mesi di lavoro non coincidono con il mese solare Benvenuti a un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione”.
    Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi parliamo di una decisione molto interessante del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, pubblicata il 10 marzo 2026, che riguarda la conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato. Il caso nasce dal rigetto della domanda di conversione da parte della Prefettura. L’amministrazione sosteneva che il lavoratore non avesse maturato il requisito richiesto nel settore agricolo: cioè almeno 39 giornate di lavoro in tre mesi, con una media di 13 giornate mensili. Il punto centrale della controversia riguardava come calcolare questi tre mesi.
    Secondo l’Ispettorato del lavoro, le giornate dovevano essere conteggiate all’interno dei mesi solari, cioè dal primo all’ultimo giorno del mese. Il Tribunale amministrativo, invece, ha adottato un’interpretazione diversa e più ragionevole: il riferimento ai tre mesi deve essere inteso come un periodo di circa novanta giorni, che decorre dall’inizio effettivo dell’attività lavorativa. Questo significa che non è corretto escludere le giornate lavorative svolte “a cavallo” tra un mese e l’altro, perché ciò finirebbe per penalizzare ingiustamente il lavoratore. Per questo motivo il tribunale ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento di diniego, ordinando all’amministrazione di riesaminare la situazione. Questa decisione è importante perché chiarisce un principio pratico: nella conversione del permesso stagionale conta il lavoro effettivamente svolto nel trimestre, non la rigida suddivisione dei mesi nel calendario. Grazie per aver ascoltato questo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione”.
    A presto con un nuovo approfondimento.

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    2 mins
  • Diniego di visto e segnalazione SIS_ il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto
    Apr 4 2026
    Diniego di visto e segnalazione SIS: il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.
    Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi affrontiamo un tema molto concreto: il rapporto tra diniego del visto per lavoro subordinato e segnalazione nel sistema informativo Schengen, il cosiddetto SIS. Prendiamo spunto da una recente sentenza del TAR Lazio, pubblicata il 19 marzo 2026 . Il caso riguarda un lavoratore straniero che aveva ottenuto il nulla osta al lavoro in Italia. Nonostante questo, l’Ambasciata italiana ha negato il visto. Successivamente, però, emerge un dato decisivo: l’amministrazione stessa ammette un errore nella procedura e avvia un tentativo di riesame. E qui si innesta il nodo giuridico centrale. L’amministrazione prova a giustificare il diniego richiamando anche la possibile presenza di una segnalazione SIS o, comunque, la necessità di un “ricircolo” del nulla osta. Tuttavia, non fornisce elementi concreti e documentati a sostegno di queste affermazioni. Il TAR è molto chiaro: non basta richiamare in astratto il sistema SIS o la complessità del procedimento amministrativo. Quando viene impugnato un diniego, l’amministrazione deve dimostrare in modo puntuale i presupposti del rifiuto. Nel caso di specie, questo non avviene.
    Non solo: l’amministrazione resta sostanzialmente inerte anche dopo le richieste istruttorie del giudice e non riesce a superare le contestazioni documentate del ricorrente. Il risultato è netto: il TAR accoglie il ricorso e annulla il diniego di visto. Questa decisione è importante per due motivi. Primo: la segnalazione SIS non può essere utilizzata come giustificazione generica. Deve essere reale, verificabile e correttamente applicata. Secondo: l’amministrazione non può limitarsi ad ammettere un errore e poi non correggerlo. L’inerzia, in questi casi, diventa illegittima. In definitiva, questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: il potere discrezionale in materia di visti non è arbitrio. Deve sempre essere esercitato in modo trasparente, motivato e verificabile. E quando questo non accade, il giudice interviene. A presto, con un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.

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